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Unità d'Italia
Al momento dell'invasione franco-piemontese, per evitare la costituzione di un blocco lombardo troppo potente, la dinastia dei Savoia creò ex-nihilo il concetto di "Emilia" riesumando per l'occasione il nome dell'antica strada che molti ritengono, a torto, fosse anche il nome dell'antica regione augustea. Come per le altre regioni romane infatti, la regio VIII è denominata solo recentemente Aemilia nell'uso accademico e questa confusione letteraria viene ingiustamente utilizzata per affermare un qualche precedente storico dell'attuale Emilia-Romagna. Originariamente quindi le regioni augustee (semplici suddivisioni militari) erano individuate solo dal numero ordinale, non erano organi intermedi tra il governo centrale e le singole realtà urbane e non avevano funzioni politiche o amministrative. Nel 1859, con l'unità d'Italia, il governatore di Modena e presidente dell'Emilia Luigi Carlo Farini (che aveva avuto l'incarico di gestirne l'annessione al Piemonte) divideva in due il territorio della Lunigiana storica, con la crezione della provincia di Massa e Carrara con la val di Magra e la Garfagnana, mentre La Spezia e la val di Vara furono integrate alla provincia di Genova. Successivamente ci furono altre richieste a livello locale per unire parte di questi territori; negli anni 1861, 1888 e 1892, Pontremoli che già fece parte del Ducato di Parma, chiese l'annessione a Parma, mentre Massa fin dal 1863 richiedeva una revisione dei confini. Sempre sul finire dell'Ottocento, anche La Spezia chiese una revisione dei propri confini territoriali proponendo, senza successo, di unire il proprio territorio a quello di Massa Carrara. Ma nel 1923 quando fu creata la provincia della Spezia, venne esclusa da questa la val di Magra.
Approfondimento tecnico.
Con il futuro avvento del Regno d’Italia, durante le guerre di indipendenza, i Savoia si trovarono quindi a incorporare i Ducati Padani; cosicché incaricarono Luigi Carlo Farini, romagnolo, di organizzare geopoliticamente ed amministrativamente i nuovi territori delle Romagne (ex papaline) e dell’Emilia (ex ducati). Farini con il decreto n° 79 del dicembre 1859 (II guerra di Indipendenza- trattato di Villafranca) diede dunque la prima rudimentale forma al Territorio Regio denominato Emilia (quindi NON Emilia Romagna), comprendente zone al di qua ed al di là dell’odierno Appennino Tosco-Emiliano.
Successivamente, su tale schema iniziale, furono decretate dal Regno d’Italia quelle che oggi noi conosciamo come Regioni, che allora altro non erano che semplici suddivisioni territoriali utili a mappare l'intera penisola allo scopo di meglio compilare studi, carte geografiche, statistiche. Un lavoro che venne e viene tuttora svolto dall'Istituto Geografico Militare. Lo stesso IGM, per definire confinazioni territoriali usò, per comodità di disegno, fiumi laghi e monti che finirono per trasformarsi in confini invalicabili. Come nel caso, per esempio, gli Appennini, che sono da sempre zone di interscambio di prodotti alimentari tra le popolazioni autoctone nonché luoghi di collegamento commerciale fra vallate frontaliere. In quel caso invece gli Appennini diventarono “confini territoriali” alla stregua di Muraglie Cinesi.
Poco male all’epoca, quando il Regno d’Italia era uno, tetragono, omogeneo, centralistico, indissolubile alla francese, ma grave danno oggi, quando amministrativamente le popolazioni vengono separate in Regioni che non rispettano l'omogeneità culturale originaria e quando a queste regioni si attribuisce una sorta di valenza federalistica, cosicché a sua volta OGNI REGIONE diventa de facto una, tetragona, omogenea, centralistica, indissolubile alla francese.
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