STORIA / IL PARERE DELLO STORICO G. BENELLI
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IL PARERE DELLO STORICO GIUSEPPE BENELLI                                                                                                  <<<TORNA IN STORIA

La regione Lunezia è già esistita, seppur per un breve periodo". E' anche l'opinione dello storico Giuseppe Benelli.
"I Borbone, con il trattato di Firenze del 1844, hanno creato la regione emiliano-lunense con il quale si stabiliva che alla morte di Maria Luigia sarebbe nato il Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli che comprendeva tutta l'alta e media val di Magra".
Ma la neonata regione durò ben poco: "Con l'unità d'Italia all'atto di disegnare le province si ritenne opportuno separare la provincia di Pontremoli dal Ducato di Parma e creare l'artificiosa provincia di Massa e Carrara che addirittura non rispetta il bacino della val di Magra.
Un altro tentativo di ricreare la regione emiliano lunense fu quello del senatore Micheli che alla Costituente aveva già fatto approvare la nuova definizione territoriale. Quella proposta, però, rimase purtroppo lettera morta"
Ma la neonata regione durò ben poco: "Con l'unità d'Italia - prosegue Benelli - all'atto di disegnare le province si ritenne opportuno separare la provincia di Pontremoli dal Ducato di Parma e creare l'artificiosa provincia di Massa e Carrara che addirittura non rispetta il bacino della val di Magra.
Un altro tentativo di ricreare la regione emiliano lunense fu quello del senatore Micheli che alla Costituente aveva già fatto approvare la nuova definizione territoriale. Quella proposta, però, rimase purtroppo lettera morta".
L’idea di una regione emiliano-lunense è profondamente legata al tema dell’identità di un territorio e dei suoi abitanti. I legami tra la Lunigiana storica e le città emiliane al di là della catena montuosa dell’Appennino sono testimoniati dalle vicende storiche, dagli usi e costumi delle popolazioni, dagli interessi economici e dalle prospettive politiche. Ma tutto ciò si scontra e si misura col difficile tema dell’identità territoriale edell’appartenenza degli abitanti a questa realtà. L’uomo è determinato dal luogo e dall’ambiente in cui nasce, ma spesso non ne coglie l’importanza e non ne acquista consapevolezza. Anzi la pretesa naturale di un sapere universale lo spinge a rifiutare i condizionamenti locali. “Municipale”, “provinciale”, “regionale” sono termini che indicano per lo più ristrettezza di visioni, incapacità di apertura verso gli altri, chiusura ai grandi temi della cultura. Pur tuttavia non occorre essere studiosi di antropologia culturale per comprendere che la nostra vita e il senso stesso delle nostre scelte dipendono in gran parte dal nostro sentirci legati ad un determinato luogo. Gli abitanti di una città si fanno “popolo” quando si riconoscono in qualche ideale che li “accomuna”, solo così nasce “il comune” inteso come adesione spontanea a un munus, pegno-impegno che unisce. Le grandi difficoltà che oggi si incontrano ad amministrare un territorio dipendono soprattutto dalla mancanza di un riconoscimento comune negli abitanti, specialmente in realtà sociali che subiscono continui cambiamenti e rapide trasformazioni. Ma questi temi, pur così concreti, sono talmente difficili da chiarire e così ingarbugliati da dipanare che alla gente appaiono troppo lontani e non dipendenti dalla loro volontà. Come non ci siamo scelti il tempo , il luogo e l’ambiente dove nascere, così accettiamo passivamente la circoscrizione territoriale che segna necessariamente la nostra carta di identità. Come sono impossibilitato a cambiare le condizioni della mia nascita, allo stesso modo accetto l’ambiente in cui mi trovo a vivere. Al massimo posso desiderare di andare ad abitare altrove, di lasciare la terra della mia famiglia, di costruire la mia vita lontano dalle tradizioni dei miei avi. Questa fuga il più delle volte si giustifica col bisogno del lavoro, coll’esigenza di respirare un ambiente culturale più vivo e aperto, col rifiuto delle tante difficoltà che presenta il luogo dove nasciamo. Noi lunigianesi abbiamo “inventato”, cioè trovato come giustificazione, il tema affascinante della “strada”. La strada di Monte Bardone, poi via Francigena o Romea, ha determinato e continua a determinare la particolare vocazione delle genti di Val di Magra. L’avventura per il mondo è il modello che accompagna “il vagabondo nostalgico”, “il venditore ambulante”, “il merciaio di Lunigiana”, “il libraio con la gerla”.A giustificazione di questa continua “diaspora” ed “emorragia” dei lunigianesi si ricorre alla deportazione in massa subita nel 180 a.C. ad opera dei Romani. Ci si richiama alla frantumazione dell’antico municipium di Luni, poi diocesi lunense, all’impossibilità di ritrovare la perduta unità nei secoli travagliati del medioevo feudale, alla pesante ingerenza degli strati limitrofi durante la storia moderna. Proprio lo studio di questi avvenimenti ha evidenziato con forza e chiarezza che l’indirizzo storiografico lunigianese ha nella “questione territoriale” la sua specificità. E’ il tema dell’identità, difficile da enucleare e pur così presente, che precede e sottende la proposta della regione emiliano-lunense. La conferenza del prof. Giuseppe Benelli ricostruisce le vicende delle proposte regionali dai lavori preparatori del Congresso di Vienna al dibattito sull’istruzione delle regioni italiane nel secondo dopoguerra. L’unione amministrativa e statale delle provincie di Parma e Piacenza, del circondario spezzino e della Val di Magra è stata discussa nel 1814 a Fontainbleau dai maggiori statisti europei. Si deve assegnare un piccolo stato, ben amalgamato ed economicamente efficiente, a Maria Luigia, moglie di Napoleone e figlia dell’imperatore. Sistabilisce che Maria Luigia debba regnare sul ducato di Parma e Piacenza, completato dal suo naturale sbocco sul mare, e cioè dai territori dell’alta Val di Magra e della Spezia. Ma all’ultimo momento Talleyrand mette il suo veto, osservando che Maria Luigia potrebbe facilmente dalla Spezia andare a liberare il marito che si trova in esilio nell’isola d’Elba. Se non fosse subentrato all’ultimo momento questo ostacolo, l’unione della Lunigiana con l’Emilia occidentale si sarebbe attuata e, per l’inerzia con cui le circoscrizioni statali e amministrative si tramandano, la naturale regione emiliano-lunense del trattato di Vienna si sarebbe recepita nell’ordinamento amministrativo risorgimentale. Alla fine della seconda guerra mondiale, quando si comincia a discutere della nuova Costituzione della Repubblica italiana, personalità eminenti subito si adoperano per far deliberare dall’Assemblea Costituente l’istituzione della regione emiliano-lunense. Nel 1946 i deputati parmensi, spezzini, piacentini, reggiani e cremonesi presentano una “Proposta all’Assemblea Costituente per la Regione Emiliano-Lunense”, comprendente le provincie della Spezia, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e il territorio della Val di Magra. La dotta relazione è redatta da Ubaldo Formentini, colla collaborazione di Manfredo Giuliani e Ferruccio Sassi. Il Ministro degli Esteri on. Carlo Sforza aderisce all’iniziativa e, facendosi interprete dell’aspirazione del padre Giovanni Sforza, il grande storico della Lunigiana, chiede che nella istituendaregione venga inclusa tutta quanta la provincia di Massa Carrara sino alla nativa Montignoso. La proposta non viene attuata perché i costituenti, pur apprezzandola, per l’assillo di dover varare la carta istituzionale della Repubblica, preferiscono rinviare le modifiche regionali. Benelli analizza le vicende politiche che si sono svolte attorno al tema della regione emiliano-lunense, concludendo con riferimenti al dibattito di questi ultimi decenni. Secondo l’articolo 132 della Costituzione modificare gli schemi regionali è molto difficile. La nuova regione dovrebbe comprendere le sette provincie di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Cremona, Mantova, Massa Carrara e La Spezia. Per poter costituire la nuova regione la legge prevede un referendum favorevole nelle regioni di Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria e Toscana. Solo allora il governo “può” istituire la nuova regione giustificandola nell’interesse nazionale. Ma tutte queste difficoltà (si parla tanto di federalismo e di riforma dell’organizzazione regionale) non devono ostacolare il cammino complicato e tortuoso dell’”identità territoriale”. Il difficoltoso cammino legislativo non deve assolutamente far sottovalutare l’importanza per il territorio emiliano-lunense delle aspirazioni cheperiodicamente risorgono e appassionano soprattutto gli uomini di cultura e gli operatori economici. Non a caso la cultura e l’economia nascono dalla conoscenza del territorio che s’intende “coltivare” e “amministrare”.

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Giuseppe Benelli

Docente di Filosofia Teoretica e Filosofia del Linguaggio alla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Genova, presidente della sezione pontremolese della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, presidente della Fondazione Città del Libro che organizza il Premio Bancarella, condirettore dell’«Archivio Storico per le Province Parmensi», fondatore e direttore della rivista «Librai del Bancarella».
Nell’ambito della storiografia filosofica ha svolto studi su Kant e il problema della conoscenza; sul pensiero hegeliano: "Il vero è l’intero" nella filosofia di Hegel; un’ampia monografia su Voltaire "metafisico", Marzorati, Milano 1983 (seconda edizione riveduta, Name, Genova 2000). Vasti gli interessi in campo teoretico, in particolare la ricerca in chiave ermeneutica Soggetto e fondamento: identità e solitudine, Bastogi Editrice, Foggia 1995; La verità di Nietzsche: "un mobile esercito di metafore", in AA.VV., Friedrich Nietzsche 1900-2000, il Melangolo, Genova 2001 e la seconda edizione, notevolmente ampliata, di Certezza e verità, Luna Editore, La Spezia, 2002.
Ha dedicato al pensiero storico politico alcuni studi, come i volumi Lunezia. La regione emiliano-lunense, Luna Editore, La Spezia 1999 e I luoghi dell’incontro, vol. XI, «Le perle della memoria», Editoriale Cinquanta&Più, Roma 2004; Arturo Salucci e il "crepuscolo del socialismo", «Studi lunigianesi», XIX-XXI (1989-'91), Villafranca Lunigiana, 1997; I valori della Costituzione e il difficile cammino delle riforme costituzionali, in La Costituzione della Repubblica Italiana e il discorso di Piero Calamandrei alle Fosse del Frigido a Massa, Istituto Storico della Resistenza Apuana, Pontremoli 1999; Azzo Giacinto Malaspina di Mulazzo in visita a Voltaire nel castello di Ferney, «Cronaca e storia di val di Magra», XXX-XXXI (2001-2002); Il giacobino Marco
Antonio Federici, in L. DUCCI - D. DUCCI, Marco Antonio Federici e il giacobinismo alla Spezia, Edizioni Zappa, Sarzana 2002; Arturo Salucci e la nascita de "Il Lavoro", «La Casana», XLV(2003), n. 4; Giuseppe Mazzini "dimenticato" nel bicentenario della nascita, «La Casana», XLVII(2005), n. 1-2.