STORIA
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Le discussioni dell'Assemblea Costituente
Il parere degli storici. (G.Benelli)
Grandi uomini del 900
La Giovane Montagna
Lunezia su l'enciclopedia online di Wikipedia
PREMESSA
Il toponimo Lunezia (crasi tra Luni e La Spezia), fu coniato dal giudice Grassi nel 1989 in occasione della riunione svoltasi al Passo del Lagastrello fra i componenti del comitato promotore di questo nuovo territorio amministrativo (leggi articolo dalla stampa dell'epoca).
Ma la storia della Lunezia è ben più antica. Con Lunezia inoltre si designa attualmente parte di quella regione proposta per la prima volta in fase costituente e che fu variamente definita col nome di "Apuo-Lunense", "Emiliano-Lunense", "Emilia-Appenninica" o "Regione Apuana" nei vari periodi storici. Durante l'Assemblea Costituente la proposta di costituire la regione luneziana coinvolse da un lato, il rapporto dell'Emilia con la Romagna e dall'altro, quella che alcuni hanno chiamato "questione lunigianese", cioè la problematica mancanza di autonomia dei territori in questione. A queste questioni si unisce la fondamentale importanza di istituire un territorio più consono a questa parte d'Italia con evidente beneficio in termini infrastrutturali, economici e socio-culturali per tutto il Paese.  Lunezia è un ponte naturale tra i porti dell'Alto Tirreno e la Pianura Padana con al suo centro tutto il potenziale ecologico e turistico di un Appennino che da sempre per queste terre ha rappresentato un tratto comune di unione e scambio. Oggi questo territorio non puo' esprimere tutto quel potenziale che già in passato uomini di cultura avevano cercato di rendere effettivo e che la Storia ha più volte cercato di far nascere. 

CONOSCERE LA LUNEZIA
La Storia
Geografia
Le Bandiere
CONOSCERE LA LUNEZIA
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Bibliografia
QUESTA PAGINA SI COMPONE DI 5 CAPITOLI RIASSUNTI NEI TITOLI PRESENTI SULLA SINISTRA E 6 PARAGRAFI CHE RIASSUMONO BREVEMENTE LE 6 TAPPE STORICHE PRINCIPALI DEL PROGETTO LUNEZIANO.  SE AVRETE LA PAZIENZA DI LEGGERNE I CONTENUTI VI RENDERETE CONTO CHE, SEPPUR SINTETIZZATA AL MASSIMO, LA STORIA DI QUESTA REGIONE HA ORIGINI E MOTIVAZIONI BEN PIU' REMOTE RISPETTO A QUANTO I SUOI DETRATTORI DA SEMPRE CERCANO DI FAR CREDERE. UNA VERITA' NASCOSTA DA INTERESSI DI PARTE CHE POCO ALLA VOLTA VIENE FATTA CONOSCERE AI CITTADINI DI QUESTI BELLISSIMI TERRITORI. TERRE DI MEZZO OGGI DIVISE E DI CONFINE QUANDO INVECE MERITEREBBERO UN UNIONE CHE LE PORREBBE AL CENTRO DEL LORO POTENZIALE. IN MOLTI LO AVEVANO GIA' CAPITO MA NON SONO STATI ASCOLTATI.
TERRE DI LUNEZIA
... terre perché , nonostante i profondi legami geografici, storici e culturali, non costituiscono ancora un'unica entità dal punto di vista amministrativo. Antiche e radicate tradizioni, retaggio di un lontanissimo passato, sono alla base dell'identità della regione "Emiliano - Lunense", o "Lunezia", che, pur non costituendo una regione "reale" è ben viva nella coscienza degli abitanti e, idealmente, comprende le province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Massa Carrara e La Spezia.
La storia è testimone dell'identità di questa terra, che, già nella preistoria, era abitata dalla popolazione dei Liguri-Apuani, la quale ha lasciato profonde tracce della propria esistenza, nonostante la successiva incidenza della dominazione romana.
LO SAPEVATE CHE........

La provincia di Massa-Carrara, nata dalla fusione dei territori della Lunigiana e dell'Alta Garfagnana, che avevano fatto parte del Ducato di Parma e Piacenza e del Ducato di Modena e Reggio, era stata in un primo tempo attribuita all'Emilia e solo a partire dal censimento del 1871 venne considerata come provincia toscana e non più emiliana.

1859, siamo all'inizio del regno sabaudo su queste terre, il territorio dell'allora Emilia veniva diviso in «Provincie, Circondari, Mandamenti e Comuni», specificando, nella tabella annessa al regio decreto, la composizione della «Circoscrizione territoriale delle regie provincie dell'Emilia». Tra queste figurava anche la provincia di «Massa e Carrara», parte del regio territorio dell'Emilia, che era costituita da due circondari (1-Massa e Carrara; 2-Pontremoli), da dieci mandamenti e da ventitré comuni

Nel 1923 quest'ultima provincia subì un drastico ridimensionamento territoriale, cedendo i comuni di Calice al Cornoviglio e Rocchetta di Vara alla provincia della Spezia in Liguria, mentre passò alla provincia di Lucca il circondario di Castelnuovo Garfagnana (comprendente i comuni di Camporgiano, Careggine, Castelnuovo Garfagnana, Castiglione di Garfagnana, Fosciandora, Gallicano, Giuncugnano, Minucciano, Molazzana, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, San Romano in Garfagnana, Sillano, Trassilico (oggi Fabbriche di Vallico), Vagli Sotto, Vergemoli e Villa Collemandina).

"La nostra provincia fu istituita con decreto 27 dicembre 1859 di Carlo Luigi Farini, allora dittatore dell'Emilia formata dalla Lunigiana parmense e modenese, dai territori di Massa e Carrara e poi, in virtù del regio decreto 15 dicembre 1860, n. 4471, anche dalla Garfagnana" (Dottor Duino Ceschi, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Massa Carrara -1978)


La strenua resistenza opposta dai Liguri-Apuani all'invasione, infatti, costrinse i Romani alla deportazione in massa della popolazione locale nel 180 a.C., poco prima della deduzione della colonia di Luni.
Le tracce più evidenti lasciate dai Liguri Apuani sono le statue - stele lunigianesi, monoliti che rappresentano figure umane stilizzate: quelle maschili hanno gli attributi tipici dei guerrieri (pugnali ed asce), quelle femminili sono caratterizzate dalla presenza di seni e gioielli. Questi menhir rappresentano un caso unico, che non trova paragoni nel resto della Toscana, né in Liguria, mentre si possono riscontrare analogie culturali ed artistiche in Trentino, in Valcamonica e in Valle d'Aosta.
La fondazione del "municipium" di Luni, da cui deriva il nome stesso della Lunigiana, ha condizionato profondamente la storia locale: lo sfruttamento delle cave di Carrara, la costruzione della via Aurelia a ridosso della costa e l'importanza commerciale del porto di Luni, sono il frutto della "romanizzazione" di tutta la zona.
In epoca cristiana la diocesi Lunense, sede di un importante e potente vescovado, mantenne la propria egemonia sul territorio, e, durante il Medioevo, l'ordinamento feudale contribuì a disgregare ancora di più i centri della Lunezia, le cui vicende, da allora, seguirono percorsi parralleli ma indipendenti.
La questione mai sopita dell'unione delle Terre di Lunezia tornò prepotentemente alla ribalta nel 1814, anno del trattato di Fontainebleau, che sancì il passaggio a Maria Luigia, moglie di Napoleone Bonaparte, del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla. In questa sede venne discussa dagli statisti la possibilità di unire i territori di Parma e Piacenza con la Val di Magra e La Spezia, che costituiva il naturale sbocco al mare del Parmense. Talleyrand, già contrario alla presenza dei Bonaparte in Italia, si oppose, poiché la vicinanza della Spezia all'Isola d'Elba, dove era detenuto Napoleone, avrebbe potuto indurre Maria Luigia ad un tentativo di liberazione del marito.
La soluzione più logica secondo le analisi degli statisti dell'epoca, quindi, fu contestata solo a causa problemi politici contingenti, in un'Europa in cui era ancora vivo il ricordo delle gesta di Napoleone. Se questo non fosse accaduto, probabilmente, l'annessione della Spezia e della Lunigiana al Ducato di Parma e Piacenza avrebbe condizionato anche la ripartizione in regioni avvenuta dopo l'unità d'Italia. Così non fu, ma, anche durante il Risorgimento, continuarono i tentativi di unificare questi territori: nel 1861 Pontremoli tentò di ottenere l'annessione a Parma, La Spezia, invece, nel 1871 propose di unire il proprio territorio a quello di Massa Carrara, mentre Massa fin dal 1863 richiedeva una revisione dei confini. Pontemoli chiese ancora di essere staccata dalla provincia di Massa Carrara nel 1888 e nel 1892, ma anche in queste occasioni senza successo. Innumerevoli furono, ancora nel corso del Novecento, i tentativi di costituire una regione "Emiliano-Lunense", per sempio alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando venne proposta una regione comprendente Piacenza, Reggio Emilia, Parma, Modena, La Spezia e la val di Magra.
Le terre di Lunezia sono tuttora divise fra Toscana, Liguria ed Emilia Romagna... ma, nonostante questo, sono zone piene di attrattive e di luoghi unici da visitare, dalla Lunigiana storica, con i suoi castelli, i borghi medievali e i musei, alla Spezia, con le splendide località che la incorniciano (Porto Venere, Cinque Terre e Lerici solo per fare alcuni esempi), dai suggestivi paesaggi delle Apuane alla "terra dei castelli" dell'antico ducato di Parma e Piacenza.
Si tratta di un territorio ricchissimo dal punto di vista storico culturale, il cui futuro non è legato soltanto al turismo, poiché le potenzialità economiche delle terre di Lunezia sono varie: il fiorente porto della Spezia, la rigogliosa pianura Padana del Parmense, le cave di marmo delle Apuane uniche al mondo... e altre risorse tutte da scoprire.
TRATTO DA  WWW.VINOCLUB.IT
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Intervento dell'On. Giuseppe Fuschini del 17 dicembre 1946, nella seduta antimeridiana, della seconda Sottocommissione della Commissione per la Costituzione

L'On. Fuschini osserva innanzi tutto che nell'articolo 22 del progetto sulle autonomie locali, in cui si stabilisce che le Regioni sono costituite secondo la tradizionale ripartizione geografica dell'Italia, sarebbe stato opportuno indicare accanto all'Emilia anche la Romagna e ciò perché ritiene che in un documento di tanta importanza quale sarà quello della nuova costituzione dello Stato, non possa farsi a meno di menzionare la Romagna come una Regione a sé stante, visto che effettivamente ha una sua tradizione, una sua storia e alcune sue proprie caratteristiche inconfondibili.

Ciò premesso, conviene ricordare che l'esistenza della Regione emiliana si è affermata non senza gravi discussioni e contrasti. Essa risale al 1859, quando, cioè, Luigi Carlo Farini, nominato dittatore delle province di Modena e di Parma, col nome di Emilia volle indicare la Regione che era posta sotto il suo comando. In ogni modo, lo stesso Farini, quando ebbe l'incarico di amministrare, insieme alle Province anzidette, anche la Romagna, fece sempre distinzione tra questa e l'Emilia.

Ma non sono tanto le ragioni storiche a giustificare la richiesta da parte della Romagna di costituirsi in Regione a sé stante. Difatti, secondo il principio più volte affermato nel corso della discussione sul progetto delle autonomie locali, affinché una Regione possa essere costituita occorrono ragioni principalmente amministrative, politiche ed economiche. Ora, se si consideri la Romagna intesa nel senso più lato, ossia quel territorio comprendente la Romagna propriamente detta, cioè le Province di Ravenna, di Forlì e il circondario di Imola, nonché le Province di Bologna, di Ferrara e di Rimini, si vedrà subito che essa costituisce un'unità organica sia dal punto di vista economico, sia da quello amministrativo e politico.

Si tratta infatti di un territorio notevolmente esteso; in cui si è raggiunto un grande sviluppo agrario ed è in corso un'importante attività industriale. È una zona in cui la popolazione è riuscita a conseguire un alto grado di floridità economica. Il sistema agrario della Romagna è prevalentemente mezzadrile. La mezzadria romagnola, però, non deve essere confusa con le forme di conduzione agraria esistenti nel parmense, nel piacentino e nel reggiano, perché esse si applicano per proprietà terriere che in tali località hanno una grande estensione, mentre la mezzadria romagnola riguarda il podere di media grandezza che in Romagna appunto costituisce la normale proprietà fondiaria e che è il più intensamente produttivo.

Le industrie della zona, dato il suo carattere prevalentemente agrario, non hanno raggiunto un grande sviluppo: in ogni modo quelle attualmente esistenti hanno per lo più attinenza con l'agricoltura.

In merito all'altra richiesta riguardante la costituzione di una Regione emiliana appenninica, osserva che, mentre le Province di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì gravitano verso l'Adriatico, lo stesso non si può dire per quelle di Modena, Parma, Reggio e Piacenza, i cui traffici, com'è noto, sono orientati verso il Tirreno. Appunto per questo è stata fatta presente la necessità di unire la Lunigiana, con il porto di La Spezia, alle Province di Modena, Reggio, Parma e Piacenza. Del resto, anche nei tempi passati i lunigiani hanno sempre cercato di avere rapporti commerciali, attraverso l'Appennino, con le Province di Modena e di Parma e in genere con la Valle Padana. La Spezia oggi desidera che il suo magnifico porto possa anche servire a scopi mercantili. La popolazione lunigiana ritiene che nell'ambito di un hinterland che vada dal litorale costiero al Po, la via più breve e più comoda per giungere sino al mar Tirreno sia quella che conduce alla Spezia. In ogni modo la richiesta della Provincia della Spezia di essere aggregata alla Regione emiliano-appenninica è stata avanzata dalla Deputazione provinciale e dal Comune della Spezia, dall'Associazione degli agricoltori dell'alta Lunigiana e dal circondario di Pontremoli. Si può dire che quasi tutta la popolazione del posto abbia manifestato chiaramente nei modi più vari la stessa aspirazione.

Qualche resistenza al riguardo è stata fatta soltanto da parte di alcuni Comuni della Provincia di Massa e Carrara.
È da notare, infine, che con la costituzione di una Regione emiliano-appenninica nessun danno verrebbe agli interessi della Romagna, i cui traffici commerciali sono orientati verso l'Adriatico. Quanto alla Regione ligure, essa, per la sua attività commerciale, industriale, economica, non può temere alcuna concorrenza.

........Dopo lunghe discussioni tra favorevoli e contrari......

Il Presidente Terracini pone quindi in votazione la proposta della costituzione della Regione Emiliana-Lunese, formata dalle attuali province di Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza e in parte La Spezia e Massa.

Fuschini propone che sia messa in votazione semplicemente la divisione della odierna Regione Emiliana in Emilia-appenninica e in Emilia e Romagna.

Il Presidente Terracini obietta che l'onorevole Fuschini è stato incaricato di riferire sulla domanda ufficialmente presentata e quindi dovrebbe limitarsi esclusivamente a tale compito.

Mortati osserva che, nel caso sia respinta la proposta ufficialmente presentata, nulla vieta che venga presa in considerazione la proposta dell'onorevole Fuschini.

Il Presidente Terracini mette ai voti la proposta di
costituzione della Regione Emiliana-Lunese.

(È approvata).

Il Presidente Terracini pone ai voti la proposta dell'onorevole Fuschini che la parte residua dell'Emilia, comprendente le province di Bologna, Ferrara, Ravenna, Rimini e Forlì, si chiami d'ora in poi nel testo del progetto delle autonomie regionali «Emilia e Romagna».

(È approvata).
SCEGLI PARAGRAFO
La culla Apuana
Nascita del progetto
Unità d'Italia
Il progetto della Costituente
Attuale evoluzione
Differenze storiche tra Emilia e Romagna
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n.b NON ABBIAMO VOLUTO SOFFERMARCI SULLE MOTIVAZIONI POLITICHE CHE HANNO IMPEDITO LA NASCITA DI QUESTA STRATEGICA REGIONE PER EVITARE DI DARE UN CONTENUTO IDEOLOGICO ALLA SINTESI STORICA RIPORTATA. RIMANDIAMO QUESTE ANALISI AD ALTRE SEDI.
BUONA LETTURA E BUONA RIFLESSIONE.

Due minuti di Storia....