Cittadini e Lunezia
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Lunezia, oh cara!
L’idea di creare una nuova regione che metta insieme l’ultimo lembo di Liguria con l’ultimo lembo di Toscata, più la Lunigiana e uno spicchio di Emilia non sembra così peregrina come potrebbe sembrare di primo acchito.

Al di là delle motivazioni economiche, amministrative e sociali, infatti, si tratta di una prospettiva che risolverebbe d’un colpo le annose questioni con Genova, la cui centralità in Liguria, pur essendo per molti versi comprensibile, non è mai stata digerita dalla Terra della Luna. Se vogliamo, si tratta di una dipendenza subita e non certo voluta da gente che, forse, ha sempre avuto un “debole” per la vicina Toscana (che pure ha prodotto espressioni di campanilismo, soprattutto in campo sportivo).
Ma non si tratta solo di vantaggi più o meno effimeri, quanto di una forma mentis scaturita da tradizioni ed esperienze di vita che hanno fatto della Spezia qualcosa di non precisamente definbile: ligure per elezione ma toscana d’adozione. Tra l’una e l’altra condizione, poi, ecco la Terra della Luna, che sembra più un’immagine letteraria che un vero e proprio riferimento storico.

Perché meravigliarsi, allora, se ha un certo punto del proprio cammino la gente della Spezia e dintorni avverte un desiderio di autonomia, che non vuol dire rifiuto del passato ma voglia di essere protagonista del proprio futuro.

Sarà bene, quindi, tenere presente questo desiderio, che non ha nulla a che fare con i vari tipi di secessionismo o di autonomia ma che vuole però sottolineare la voglia di essere se stessi e di ritrovare una propria identità. E forse sta proprio in questo l’aspetto positivo della proposta, per mettere finalmente da parte quello spirito autodistruttivo (mascherato bene dall’autoironia degli spezzini) che da sempre impedisce agli sprugolini di uscire fuori dal proprio guscio per prendere coscienza delle proprie virtù e delle proprie capacità.

Non è cosa da poco, questa, per un popolo legato sì al mare ma anche alla terra che dal mare è baciata.

Guardiamo dunque con ottimismo alla futura regione perché solo con questo stato d’animo possiamo sperare di cambiare il nostro futuro. In sostanza, si tratta di mettere la prima pietra di un percorso che tenga conto di tutte le sfumature che concorrono alla formazione di uno spirito comune. Ogni nucleo sociale si distingue dagli altri per questa o quella peculiarità ed è riconoscibile proprio per certe sue caratteristiche. Sarà difficile, oggi, trovare qualcuno che parlando di Spezia possa fare riferimento ad una delle sue specificità. Non perché non ne abbia ma perché non sono facilmente individuabili e riconoscibili.
La nuova regione potrebbe e dovrebbe avere come principale obiettivo la ricerca di un elemento distintivo non solo del territorio ma anche e soprattutto della gente che la abita. Essere orgogliosi dell’appartenenza ad una terra e ad una società è certamente un aspetto determinante, in quest’ottica. Lo spezzino doc non avrà problemi nel rispondere a questo richiamo e sicuramente non se ne pentirà.

26/06/2010
Salvatore Di Cicco
(tratto da www.cittadellaspezia.com)
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