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Intervento On. Giuseppe Micheli
Mi pare che effettivamente, una volta che noi veniamo a discutere l’articolo 123 nel nuovo testo, è evidente che si può fare ogni discussione al riguardo. Io non mantengo il mio emendamento («Nell’elenco delle Regioni, dopo: Liguria, aggiungere: Emilia e Lunigiana»); però desidero che l’Assemblea mi consenta di dire una brevissima parola, che spieghi le ragioni per le quali io mi sono indotto a non mantenere l’emendamento stesso, che era un po’ la ragione della mia presenza in quest’Aula. (Commenti). Certamente io non posso tacere in questo momento — verrei meno al mandato che io ho avuto — e quindi prego l’Assemblea di confortarmi colla sua solidarietà nell’esplicazione del mio mandato. Dirò poche parole, giacché io comprendo il particolare momento nel quale io parlo. Avendo il Gruppo del Partito democratico cristiano al quale io appartengo, ed appartiene buona parte degli onorevoli colleghi che avevano con me presentata la proposta della formazione della Regione emiliano-lunense o lunigianese — come indicai successivamente, comprensiva di Parma, Piacenza, Reggio, Modena e La Spezia e circondario di Pontremoli — deliberato di aderire all’ordine del giorno Targetti, già approvato, e all’articolo aggiuntivo dell’onorevole Mortati, il quale consente che entro 5 anni si possa provvedere con legge costituzionale alla modifica delle circoscrizioni regionali, quali risultano dall’articolo 123 ora letto e posto in discussione, ci siamo trovati obbligati a rinunciare in questa sede alla proposta da noi presentata in corrispondenza ai desiderata delle popolazioni che abbiamo l’onore di rappresentare. La proposta, come è noto, era stata accolta dalla seconda Sottocommissione nella sua tornata del 17 dicembre 1946, per modo che la Regione da noi vagheggiata figurò per molto tempo nell’elenco contenuto nel testo ufficiale proposto per la Costituzione e in distribuzione in quest’Aula per molti mesi, sino a quando, recentemente, il Comitato di redazione, senza sentire l’avviso della Sottocommissione, né quello della Commissione dei Settantacinque, ha creduto di eliminarla dall’elenco stesso. Appena presentato il nuovo, diminuito elenco io ho fatto dichiarazioni e proteste che mantengo e ripeto. Ma soprattutto intendo e voglio ripetere qui i punti conclusivi della relazione che ho dato alle stampe e che ho presentato alla seconda Sottocommissione, in base alla quale la Sottocommissione ha approvato la nostra proposta. Dico nostra perché era presentata con me da altri undici colleghi. Mi richiamo a questa relazione che è agli atti e lo faccio anche per quella brevità che è doverosa, particolarmente in questo momento della discussione, per non ripetere quanto io ho allora ampiamente dimostrato. I punti conclusivi sono i seguenti:
1°) Non esservi argomenti storici e tradizionali e molto meno statistici che esigano la riunione in una sola Regione di tutto il territorio che va da Piacenza a Rimini.
2°) Incontestabili le ragioni di convenienza le quali reclamano che le popolazioni del golfo della Spezia siano unite, anche amministrativamente, al loro naturale entro terra della Valle Padana.
3°) Indiscutibile la necessità nella quale si trova la Valle della Magra ed il suo centro maggiore Pontremoli, di fare parte finalmente di unità amministrative più rispondenti agli interessi di quelle popolazioni, eliminando l’attuale assurda situazione per cui, per arrivare al capoluogo della Provincia, bisogna passare attraverso un’altra Provincia finitima che si vuole ignorare.
Quanto poi al punto di vista generale della discussione debbo ripetere quanto ebbi ad esporre a questa Assemblea, nel mio discorso sulle finanze della Regione, il 15 luglio 1947, essere cioè, a mio avviso, essenziale che il primo esperimento di una organizzazione regionale nello Stato unitario debba compiersi — per la migliore formazione della tradizione nuova che dovrà integrare e sostituirsi in tutto o in parte a quella provinciale — attraverso Regioni piccole e grandi insieme, e perché questo darà modo di particolari risultati e confronti e di più fecondi studi, e perché le prime, cioè le Regioni piccole, oltre a giovare meglio alla preparazione di coloro che dovranno dirigere le nostre future organizzazioni politiche, consentiranno insieme un più facile e meglio ordinato sviluppo della iniziativa privata, una reale ed effettiva attuazione del pubblico controllo, rendendo più accessibili e comprensibili al popolo gli organismi del nuovo regime. Con queste mie dichiarazioni, che oggi per me e per i miei colleghi sono un rinnovato punto di partenza, perché attraverso l’articolo Mortati che ha avuto non solamente l’adesione della mia parte, ma anche quella di molti altri autorevoli Gruppi della Camera, la Regione emiliano-lunigianese sarà domani un fatto compiuto, io ed i colleghi che mi hanno confortato della loro autorevole adesione, ritiriamo il nostro emendamento. (Applausi). Senza rammarico perché l’articolo aggiuntivo dell’onorevole Mortati, ci consente di mantenere la proposta della nostra Regione emiliano-lunigianese e di ripresentarla subito. (Approvazioni).
(On. Giuseppe Micheli)