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LUNEZIA: IMPERATIVI PER APPARTENERE E PER FARE
(pensati da una vecchia scrittrice di anni 70, che si ostina a sognare il possibile)
Le Province e i Cittadini che sostanzieranno LUNEZIA dovranno creare, da protagonisti, un nuovo territorio, le cui trame sociali, culturali, economiche e amministrative, saranno dettate dall’originalità umana.
Vuol dire: un territorio fortemente umanitario e umanista, nella sua valenza solidale e nella sua aspirazione letteraria
Vuol dire: un territorio colmo di Storia e di Memoria, come premessa indispensabile per un valido atto amministrativo
Vuol dire: un territorio fortemente identitario, certo di origini affinità e propositi comuni. Per una conoscenza in grado di esprimere tutta se stessa in termini economici e culturali
Vuol dire: rifondazione della Politica, come lavoro alto, competitivo e a termine. Più direttamente: chi riceverà la delega dal Popolo a rappresentarlo, saprà da subito che il suo ruolo non potrà essere quello di una carriera personale, ma dovrà essere quello di un Servizio a termine. Ciò, perché la legge dell’alternanza nel lavoro politico, è fondamentale per sostanziare la democrazia.
Vuol dire che lo sviluppo economico del territorio luneziano (che, francamente, ho difficoltà a chiamare Regione, per la paura che il lettore-visitatore superficiale abbini la Regione Lunezia a quelle esistenti e assai poco virtuose) dovrà creare gli spazi per il lavoro, ripassando la Storia in termini di arti e mestieri
Vuol dire che Lunezia si concentrerà su uno sviluppo economico autosufficiente e generoso verso l’esportazione, anche d’idèe e d’ideali
Vuol dire che Lunezia riprenderà in mano le botteghe specialistiche e raffinate, oggi introvabili, la piccola impresa artigianale, commerciale, industriale, culturale e ne creerà altre, come quelle attinenti al rispetto verso il mondo animale e verso un habitat da salvaguardare o da usare con criteri etici. A tal proposito Lunezia e i luneziani dovranno suggerire a tutto il mondo un’idèa nuova di zecca : che anche la Cultura e tutto ciò che vi gravita intorno può e deve divenire business. In virtù di un pensiero realistico: noi umani non siamo solo pane e companatico, ma abbiamo la necessità d’impiegare noi stessi in modo multidisciplinare e poliedrico, affermando financo i nostri sensi, aspirazioni, sogni.
Come fa qualsiasi animale sul pianeta Terra.
Noi di più, data la nostra altisonante aggettivazione: umano, appunto
Vuol dire che Lunezia dovrà riprendere un vecchio slogan: piccolo è bello. In termini di approfondimento e di donazione
Vuol dire che i luneziani avranno l’ambizione di affermare le proprie capacità individuali e collettive. Per far nascere vecchi mestieri ed esaltare professioni oggi marginali o banalizzate dentro ingranaggi globalisti, che spersonalizzano e appiattiscono ogni creazione e consumo
Vuol dire che Lunezia sarà attenta a non restare intrappolata nella perifrasi perversa: PRODURRE E CONSUMARE. Il tutto legato alle superfici della figura umana
Per porre, invece, cura e spinte propulsive alla complessità della figura umana, con tutte le sue necessità psichiche e letterarie, musicali e artistiche
Per esercitare il termine “donazione”
Vuol dire che il territorio luneziano farà una lucida scommessa col resto d’Italia: diventare un luogo dolce, solidale, esaltante e realistico di VITA
Ma perché tutto questo enorme sogno nel mio cervellino?
Prima di tutto, perché ho riflettuto sulle realtà delle Province che verranno a far parte di Lunezia
E comincerò col dire della mia terra, la LUNIGIANA. Terra che, insensatamente, fa parte della Regione Toscana, senza nulla avere in comune con lo splendido habitat toscano né con la boria dei toscani. A voler essere pignoli, solo Fivizzano (il mio Comune) come capoluogo, ha un qualche retaggio, come la splendida piazza Medicea. Ma ciò serve al contado per sbeffeggiare i fivizzanesi con una forma dialettale , che dice “i nobili dl piastron”. Significa “i nobili del piastrone”, detto come presa in giro e perché la piazza medicea è pavimentata con lastroni di pietra.
Per il resto, la Lunigiana, i suoi costumi, le sue forme idiomatiche e le sue concezioni lavorative, nulla hanno da spartire con la Toscana.
La Lunigiana è terra di frontiera, così come la Garfagnana (in provincia di Lucca), territori, questi, storicamente emarginati, con una loro cupezza e un loro splendore, forme caratteriali aspre. E natura frondosa, colma di suoni, di acque, di colori, di canti sommessi, di discrezione e timidezze
E poi LA SPEZIA (storico luogo di riferimento per la mia terra), una città che potrebbe mettere le ali, col suo mare, il suo porto ( i suoi porti, dice Lunezia), il suo naturale entroterra, cioè la Lunigiana
E poi PIACENZA, oggi fa parte della Regione Lombardia. Ma alla grande Milano non gliene può fregare di meno di Piacenza e della sua provincia di confine. In Lunezia, Piacenza potrebbe dar vita ai suoi piaceri e ai suoi lavori in termini di protagonismo
E poi PARMA, stupenda città, colma di spiritualità e di piaceri materiali al contempo. E capitale naturale di Lunezia
E poi REGGIO EMILIA, naturale prolungamento della Lunigiana, che va incontro agli Appennini
E poi MASSA CARRARA. Quale il motivo valido, perché tale provincia faccia parte della Toscana? CARRARA poi! Da mostrare al mondo per le sue singolarità: il ventre di marmo delle sue Apuane sì, ma anche la sua splendida anarchia, in termini di autoaffermazione e di libertà
E MASSA, città silenziosamente coinvolgente e crudelmente emarginata, città sensuale e colma di possibilità inespresse
E così via, per ogni città e provincia che verrà a far parte di Lunezia
Ma ancora: perché tutto questo enorme sogno nel mio cervellino sempre più sprovvisto di neuroni?
La realtà odierna è sotto gli occhi di tutti noi. Così come l’infelicità, la precarietà e lo squilibrio degli individui che vanno a comporre i Popoli, in preda all’arbitrio più o meno democratico dei loro rappresentanti politici . Squilibrio individuale, davanti a platee sconnesse e vocianti, che impugnano il denaro come misura dell’umanità
BENEDETTO XVI (aldilà delle singole credenze religiose) ha detto qualcosa di alto e condivisibile, che non il denaro, ma l’individuo deve costituire la centralità della vita umana. Lo splendore e l’unicità, aggiungo umilmente io, della nostra umanità, pur nella fragilità che nel dolore e nelle crudeltà
Il Crac economico dei miracolosi States e nelle loro devianze e nei loro insegnamenti, è solo l’ultimo degli avvertimenti che riceviamo. Qualcosa si è rotto in un Sistema. Come già si è rotto in altri Sistemi. Anche perché le congetture di un sistema, le sue logiche, e i suoi dettati sono incompatibili con la mobilità del corpo dello spirito e dell’intelletto degli umani
L’Umanità rappresenta la MOBILITA’ in assoluto, il CAMBIAMENTO, la NASCITA e la CESSAZIONE
Il SISTEMA è solo un congegno da tavolino
Gli Umani si stanno interrogando (purtroppo non fanno altrettanto i Governanti, coloro che decidono le sorti di miliardi d’individui) sul solo bene che possiedono: la VITA
E si chiedono come vogliono viverla, quali sentieri, altri, desiderano percorrere e quale organizzazione sociale possono darsi. Oltre
Oltre il noto e oltre il già sperimentato
Per lasciare spazi più dolci per i bambini e per gli animali, per rispettare il mondo creato con tanta magnificenza e con lo stile di geometrie perfette
Allora assisteremo alla gioia del RITORNO.
Non più un globalismo mistificante e desolante, non più megametropoli inquinate chiassose e infelici, non più ricerca dello sballo per darsi coraggio, non più sogni di potere invalicabile e chiuso nel suo dramma
Ma RITORNO. Alla natura colma di veli profumati e di ali colorate. Ai laghi del cuore, come crepuscoli di sussurri. All’essenza della parola, come ideale e comunicazione, come linguaggi di risate sonore. Al lavoro come diritto e dovere, sviluppato sulla base della passione e del merito
RITORNO: allo straordinario desiderio della VITA SEMPLICE. Nessuno venga tratto in inganno, perché tutti conosciamo la straordinaria complessità di un’esistenza improntata alla semplicità
E allora LUNEZIA mostrerà i suoi doni. Come guida felice e libertà di pensiero. Come strade percorribili e spazi dimenticati
(Nicla Ghironi)
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