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CONOSCERE LA LUNEZIA






Giuseppe Micheli (Parma, 19 ottobre 1874 – Roma, 17 ottobre 1948) laureato in giurisprudenza, seguì le orme paterne ed esercitò per anni la professione di notaio. Amico e collaboratore di Romolo Murri, fu eletto deputato per il Partito Popolare Italiano e divenne ministro dell'agricoltura nel secondo governo Nitti (21 maggio 1920 al 15 giugno 1920 ), incarico che gli venne confermato nel quinto governo Giolitti (15 giugno 1920 al 4 luglio 1921).
Titolare del dicastero dei Lavori Pubblici nel primo governo Bonomi (4 luglio 1921 al 26 febbraio 1922) , si schierò successivamente contro il fascismo e partecipò alla difesa di Parma del 1922, divenendo quindi un bersaglio del regime di estrema destra. Durante il ventennio mussoliniano si rese irreperibile ma fondò e diresse clandestinamente il quotidiano La montagna.
Al termine della Seconda guerra mondiale fu deputato all'Assemblea Costituente, ministro della Marina Militare nel secondo governo De Gasperi e senatore della I Legislatura, il tutto con la Democrazia Cristiana. Alla vigilia della Costituente, lancia sul suo giornale “La Giovane Montagna”, l’idea di una regione emiliano-lunense (Lunezia) comprendente le province della Spezia, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e il circondario di Pontremoli.
Dal libro Giuseppe Micheli nella storia d’Italia e nella storia di Parma: Nella Consulta nazionale e alla Costituente, Micheli si confrontò direttamente con l'ipotesi federalistica, giudicandola in linea di principio la migliore per il futuro dell'Italia, ma tuttavia «forma superiore quasi privilegio di popoli più progrediti politicamente e meglio sviluppati economicamente» come la vicina Svizzera. Per questo motivo ritenne più opportuno limitarsi a un' opera di vasto decentramento e di potenziamento delle autonomie comunali e regionali. Coerentemente con una tradizione politica che si era caratterizzata per la sua serrata critica all' accentramento del vecchio Stato liberale, dunque, Micheli si pose tra i padri della modernizzazione istituzionale dell'Italia, anche se talune sue battaglie come quella celebre per istituire una regione emiliano-lunense- si conclusero con una sconfitta
"Una vita dedicata all'impegno per il Paese, con l'attenzione sempre rivolta ai più deboli. Una vita da protagonista del Novecento....uomo d'azione, fortemente concreto, desideroso di misurarsi "sul campo" e di verificare il consenso degli elettori, di quei cittadini per la cui partecipazione effettiva alla vita politica del Paese egli tanto si è battuto: con una tenacia, una forza e un'onestà intellettuale a dir poco ammirevoli" (Andrea Borri)
GIUSEPPE MICHELI
Carlo Sforza (Montignoso, 23 settembre 1872 – Roma, 4 settembre 1952), discendente da un ramo secondario dell'antica e nobile famiglia degli Sforza di Milano, i Conti Sforza di Castel San Giovanni, suo padre, Giovanni Sforza (1845-1922), fu storico e archivista di gran talento.
Dopo la laurea in giurisprudenza all'Università di Pisa, entrò in diplomazia nel 1896. I suoi primi incarichi furono al Cairo e a Madrid; successivamente fu Segretario d'ambasciata a Parigi, a Costantinopoli, a Pechino e Incaricato d'affari a Bucarest. Dal 15 gennaio al 7 aprile 1906 partecipò alla conferenza di Algeciras quale Segretario particolare di Emilio Visconti Venosta; in seguito fu Capo di Gabinetto del Ministro degli Esteri Conte Francesco Guicciardini (1906), Consigliere d'ambasciata a Madrid (1907), Incaricato d'Affari a Costantinopoli (1908-1909), Consigliere d'ambasciata a Londra (1910) e, nuovamente, Capo di Gabinetto del Ministro degli Esteri pro-tempore Antonino Paternò-Castello di San Giuliano.
Dal 1911 al 1915 fu inviato in Cina quale Ministro plenipotenziario del Governo italiano e, dal 1916 al 1918, rivestì lo stesso incarico presso il Re di Serbia, in esilio a Corfù. In tale veste favorì il salvataggio dell'esercito serbo in ritirata durante la prima guerra mondiale, effettuato sul Mare Adriatico dalla Marina da guerra italiana. Conclusasi vittoriosamente la "Grande Guerra", fu inviato a Costantinopoli come Ministro plenipotenziario (1918-19).
Con l'avvento del I Governo guidato da Francesco Saverio Nitti (1919) gli venne affidato il primo incarico politico, quello di Sottosegretario agli Affari Esteri. Ciò comportò la sua nomina a Senatore del Regno d'Italia.
Il 15 giugno 1920 venne nominato Ministro degli Esteri del V Governo di Giovanni Giolitti, carica che mantenne sino al 27 giugno 1921. Negoziò e sottoscrisse il Trattato di Rapallo (1920) con i rappresentanti del regno dei Serbi, Croati e Sloveni, che dette all'Italia la frontiera orientale con Trieste, Gorizia, Pola, l'Istria, il Carso, Zara e le isole di Cherso e Lussino. Alla caduta del V Governo Giolitti, rientrò nella carriera diplomatica.
Ambasciatore in Francia nel 1922, si dimise pochi mesi dopo perché in rotta di collisione col fascismo e col suo capo indiscusso Benito Mussolini.
Deciso oppositore del regime, proseguì la sua attività politica in Senato, dai banchi dell'opposizione e fu tra i firmatari del manifesto dell'Unione nazionale delle forze liberali e democratiche di Giovanni Amendola insieme a Carlo Rosselli, Ivanoe Bonomi, Luigi Einaudi, Luigi Salvatorelli, Meuccio Ruini e il giovane Ugo La Malfa. Il 3 gennaio 1925 fu uno dei tre soli Senatori che denunciarono in aula le responsabilità di Mussolini per l'omicidio di Giacomo Matteotti.
Nel 1927 alcune minacce, rivoltegli dagli squadristi fascisti, e lo scontro fisico subito a Bardonecchia, lo costrinsero all'esilio,che trascorse in Francia, Inghilterra e Svizzera.
Nel 1940, a seguito dell'invasione tedesca della Francia, emigrò negli Stati Uniti, dove fondò la Mazzini Society, insieme a Gaetano Salvemini, Alberto Tarchiani e Alberto Cianca. Il 17 agosto 1942, al Congresso italo-americano di Montevideo, ove auspicò l'insediamento in Italia della Repubblica democratica e l'elezione della Costituente, fu acclamato "Capo spirituale degli Italiani antifascisti".
Lo scontro con Churchill e il rientro in Italia
Dopo sedici anni passati in esilio, nell'ottobre 1943, Sforza rientrò in Italia passando per Londra, ove ebbe un duro scontro con il Primo Ministro inglese Winston Churchill, che intendeva favorire la permanenza della monarchia in Italia. Tale scontro fu nocivo per le sue fortune politiche, in quanto si concretizzò in un vero e proprio "veto" degli Inglesi ad essere nuovamente nominato Ministro degli Esteri, nel II Governo guidato da Pietro Badoglio, prima, ed a succedere allo stesso Badoglio in qualità di Presidente del Consiglio. Sforza fu nominato, dunque, Ministro senza portafoglio nel Governo diretto da Ivanoe Bonomi, e commissario del nuovo Alto Commissariato per le Sanzioni contro il Fascismo, dal 13 maggio fino al 27 dicembre 1944.
Nel 1945 fu eletto presidente della Consulta Nazionale fino al 1946 quando venne eletto all'Assemblea Costituente. Nello stesso anno aderì al Partito Repubblicano Italiano, come indipendente. Successivamente fruì della III disposizione transitoria della Costituzione della Repubblica Italiana e sedette sui banchi del Parlamento in qualità di Senatore di diritto.
C. Sforza e Lunezia
Carlo Sforza fu un fervente sostenitore al pari di Giuseppe Micheli della regione Emilia-Lunense (oggi Lunezia). In una sua lettera indirizzata a Formentini, Sforza scrisse quelli che per lui erano i punti pratici per il territorio lunigianese di una simile aggregazione
1) vi furono terre nostre che furono "sassi annessi" pei Ducati: fu più un'ironia che altro, perché i Ducati fecero molto per la Lunigiana; ma certo per la ricca Toscana noi non diverremmo che dei "sassi annessi" senza valore economico e senza prestigio morale;
2) - che Parma può trovare interessi nelle nostre spiagge, non certo Lucca che ha Viareggio e il Forte dei Marmi e Camaiore;
3) - che il porto di Carrara ha molto più da temere da un porto a larghe vedute espansive come Livorno che non dalla Spezia che colla Parma-Spezia ha ben altro retroterra che Carrara;
4) - che un avvenire non tanto lontano può, quando sorga un futuro possibile periodo di prosperità, associare La Spezia e il porto di Carrara per sviluppi concordati, mentre ciò sarebbe impossibile da concepirsi per Livorno;
5) - i più rispettabili interessi elettorali non saran certo salvati in una regione immiserita, lasciata in un angolo (come inutile e morta) da una ricca e vivida Toscana, che forte dei suoi centri non ha alcun interesse a espandersi
Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana
Con l'avvento al Governo di Alcide De Gasperi, Sforza fu nuovamente nominato Ministro degli Esteri dal 1947 al 1951. Settantacinquenne, sottoscrisse i Trattati di Parigi (1947) successivi alla II Guerra mondiale, promosse l'adesione dell'Italia al Piano Marshall (1948) e il suo ingresso come fondatrice al Consiglio d'Europa e nella NATO (1949), l'alleanza atlantica che lega politicamente i paesi membri con gli Stati Uniti d'America. Il 18 aprile 1951 siglò il Piano Shumann, e cioè l'ingresso dell'Italia nei sei paesi della CECA - Comunità Europea del carbone e dell'acciaio.
" Sforza fu europeista e il suo contributo all’integrazione del continente fu molto più importante del confuso europeismo cristiano di Dossetti". (Sergio Romano)
CARLO SFORZA