Copyright © 2008 Lunezia.com Tutti i diritti riservati [Vietata la riproduzione]




LE MARCITE CEREBRALI
quale la semina delle marcite cerebrali dell’animale umano? e quale la fioritura?
L’istinto, i sensi bramosi, l’altalena degli umori, i rancori dei disaccordi, le superfici delle cose o il pensiero, le ragioni, le generosità, gli atti della comunicazione, dettano le leggi degli abitanti del pianeta Terra?
Appare evidente, poveri noi, che la storia del genere umano è sostanziata dai primi. E dai primi ancora oggi è guidata. Aldilà delle evoluzioni dei progressi e delle scoperte
Gli animali, non importa la forma e l’appartenenza, vivono l’esistenza impostata sulla supremazia o sulla subalternità. E tutti, anche gli umani, sono parte della più spaventosa ferocia imposta dalla natura: quella della catena alimentare
Ebbene, diamo per scontato il nostro comune patrimonio o tragico bagaglio. Ma il genere, cui appartiene l’umanità, s’avvale, a differenza di altre animalità; di uno straordinario aggettivo: umano, appunto. Evviva la grammatica, se non altro
Umano, dunque, con tutte le implicazioni filosofiche e culturali che comporta. Non solo, la massa cerebrale degli umani è assai più vasta complessa e ricca di quella di qualsiasi altro animale
Forse hanno origine da codesta specificità le marcite cerebrali
Che significa tutto ciò? Che possiamo e dobbiamo impugnare tali caratteri biologici e culturali o piuttosto accantonarli e dimenticarli, in modo da impugnare la vita, nostra e degli altri, solo sulla nostra animalità?
A nostro avviso, le enormi doti di cui è fornita l’umanità vanno messe a frutto, costantemente e puntigliosamente
Non già in termini di supremazia (chi è davvero dotato è anche istintivamente umile) ma di DIVERSITA’, Considerando l’enorme e pacifica portata culturale della Diversità. Fra femminile e maschile, come primo imput creativo, fra specie, fra individui, fra popoli
La cultura della Diversità è ben nota al genere femminile di ogni specie e razza
Ma per intraprendere un tale cammino, è obbligatoria una premessa inamovibile: la vita degli animali umani, degli animali e di quanto nasce e cresce sulla terra è una e irripetibile. E dunque preziosa, E dunque da considerare con la massima attenzione. E dunque da rispettare con scrupolo. E dunque da esaltare in tutta la sua unicità. Quando una sola di tali vite muore, l’umanità perde un bene che non potrà mai essere ricostruito nella sua unicità. Ciò, malgrado la scienza ci provi, con la clonazione. Ma quell’animale, proprio quello, quell’uomo, proprio quello, quella donna, proprio quella, quella pianta, propria quella, quella montagna, proprio quella, quel fiume, proprio quello, ecc. nessuno potrà mai ricrearlo. Poiché altri fattori imprevedibili e non classificabili sfuggiranno costantemente all’onnipotenza della scienza. Che, aldilà di ricopiare un patrimonio genetico, non sarà mai in grado di ricreare l’unicità della vita di un singolo
Cominciano qui le marcite cerebrali?
Ma se davvero volessimo introiettare il concetto di singola e preziosa unicità, saremmo anche in grado di muovere passi, ALTRI, per il progresso della comunicazione e dell’economia?
Ma davanti al nostro cuore e alla nostra massa cerebrale, si ergono, potenti e intriganti, le marcite cerebrali
Che dire davanti alle notizie sulla striscia di Gaza? Striscia, appunto…un neo…un bernoccolo…un calcolo infinitesimale di algebra comparata
Striscia. Su cui s’avventano le mostruose e inaccettabili memorie delle soppressioni di un popolo, quello ebreo. E le povertà lebbrose di un altro, il palestinese, impugnato da un terrorismo fanatico e idiota e sfiancato dalla fame.
Strappiamoci il cuore per il dolore davanti a tanta infanzia senza colpa , uccisa nella sua unicità.
Strappiamoci il cuore per il dolore davanti a tanti bambini congolesi arruolati e deturpati, strappiamoci il cuore dal dolore davanti alle bambine seviziate e uccise. Strappiamoci il cuore dal dolore davanti a soldati massacrati. Strappiamoci il cuore dal dolore davanti a donne lapidate. Strappiamoci il cuore dal dolore davanti alla vecchiezza e alla malattia rifiutate. Strappiamoci il cuore dal dolore davanti a ogni animale sezionato o abbandonato o torturato.Strappiamoci il cuore dal dolore davanti a ogni singola morte, come perdita e dissanguamento della nostra umanità
Siamo davanti alle marcite cerebrali? Perché l’aggettivo umano non esercita? Perché? Perché? Perché? Urlato coi sensi di colpa più profondi e annidati, gridato con ogni forma dimensione colore voce di un dolore incalcolabile
Perché? In nome di che cosa le guerre, i conflitti, le estinzioni? Per liberare la nostra animalità? O per opera d’invenzioni, come il potere, la ricchezza, il denaro? O per sbarcare una vita priva di passioni, di ascolto, di pensiero e di trame tessute con l’ingegneria di un ragno?
No, non per tutto questo.
Ma un’umanità per guardare lontano, OLTRE. E impugnare la filosofia della parola e dell’amore giocoso
L’umanità è, invece, divenuta l’archetipo del denaro (moneta o pezzi di carta) e del possesso? Senza confronti né tolleranze né comprensione né atti di donazione?
DONAZIONE: un concetto e una cultura che ogni donna porta dentro di sé. Come creazione e indicazione di sentieri percorribili e luminosi per l’umanità
Perché, allora, le marcite cerebrali? Perché il mondo va incontro alla sua fine, vestito di lutti, di precari equilibri e di approssimazioni?
Perché devo leggere “anziana povera e sola sbranata da un branco di cani randagi”? Abbandono animale e abbandono umano. Abbandono, allontanamento, emarginazione, bisogni primari e ferocia di sopravvivenza. Disattenzione e veleno. Verso una sorte segnata
E dopo, i lamenti inutili, le lacrime insopportabili. E dopo, l’unanime colpevolezza
Le marcite cerebrali invadono ormai il pianeta Terra
E allora?
Allora, OLTRE.
Oltre le singole recinzioni. Oltre l’arroganza delle proprie conoscenze. Oltre il latrare disperato degli abbandoni. Oltre il luogo comune del denaro.
OLTRE
Per creare un territorio geografico esemplare, per umanità e diffusione della ricchezza, per spiritualità e ragioni economiche. Per esaltare le capacità e le aspirazioni dei singoli e irripetibili individui, per varare atti amministrativi idonei all’arduo compito da svolgere
Per la nascita di un territorio geografico altamente identitario e perciò idoneo a comprenderne gli umori e i sogni più segreti. Con il compito dell’esportazione
Per rendere vive le memorie storiche, di luoghi e di genti.
La memoria, come sostanziale umano e derivato collettivo.
La memoria, come esercizio del fare equo
OLTRE
Per la rinascita di un brano di territorio fortemente umanizzato, nelle sue qualità, contraddizioni fatiche e sguardi rivolti al futuro.
Perché si ritrovi il piacere del lavoro come passione e competenza, perché si riassapori il desiderio della sosta come luogo dell’anima, perché si dia spazio alla curiosità dello scambio dolce fra diversità poste su un piano di parità e ugualmente potenti.
Perché si riscopra un’economia autosufficiente e disponibile al baratto immerso nella diversa qualità della specifica produzione.
Per ritornare a un fantastico Eden, da cui muovere i primi passi verso un’umanità che da troppo tempo, ormai, attende di entrare in esercizio.
In barba alle marcite cerebrali
Ma di cosa stiamo parlando?
Di LUNEZIA - VALLE DELLA LUNA
(Nicla Ghironi)
<<<Torna