ASSOCIAZIONE CULTURALE REGIONE LUNEZIA / Chi siamo.
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Correva l'anno 1989...
Nello chalet del passo del Lagastrello di Comano, che divide le province di Massa Carrara, Parma e Reggio Emilia, il 22 luglio 1989 si riunisce il comitato promotore per la costituzione della regione emiliano-lunense. Al convegno estivo sono presenti il giudice Alberto Grassi, presidente del «Centro studi delle valli del Parma, Ceno, Enza e Taverone», Sergio Veschi, segretario del Comitato che coordina la raccolta delle adesioni al progetto, Nicola Michelotti, presidente dell'associazione lunigianese «Amici del Campanone» di Milano, Giuseppe Benelli, presidente della sezione pontremolese della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi e dell'associazione «Amici della Lunigiana» di Genova, i giornalisti Lorenzo Sartorio e Livio Bernini della «Gazzetta di Parma», Giancarlo Biagini, Valter Bay, Riccardo Boggi, Roberto Veschi, Enrico Briasco, Gianfirmo Bianchi, Giancarlo Bergamaschi, Luciano Bassignani, Antonio Amorfìni, Nello Belli e altri.
Il comitato intende promuovere una regione a cavallo dell'Appennino tosco-emiliano che comprenda i territori delle province di Massa Carrara, La Spezia, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Cremona, Mantova e Garfagnana.
In un documento, stilato al termine della riunione, dopo aver richiamato i legami storici della nuova regione, si analizza la situazione di città che per posizione geografica e scelte politiche non sono in grado di esprimere tutta la loro potenzialità, perché «avulse e distaccate dai propri rispettivi contesti regionali». La Spezia «rischia l'asfissia da parte di Genova e rischia pure di diventare il "dormitorio" del porto della città della Lanterna, se non trova una sua ben precisa connotazione». Massa e Carrara potrebbero «offrire e dare molto di più sotto il profilo economico e di promozione turistico-culturale», se fossero protagoniste del proprio destino e non "Cenerentole" della Toscana. Non basta celebrare il premio Bancarella a Pontremoli, quando la città e la sua provincia sono avvolte nella spirale della disoccupazione e del ristagno economico. Le stesse cose si possono dire per Reggio Emilia «che, nel contesto di una nuova aggregazione, potrebbe trovare ulteriori potenzialità e potrebbe uscire alla grande confermandosi un importante polo industriale; cosa che ora non può essere realizzato data la preponderanza che esercita Bologna su tutte le città dell'Emilia». Mantova e Cremona «per motivi storico-culturali e commerciali e financo affettivi gravitano più sulla sponda parmense che non su quella milanese e rischiano, come tutti i centri di piccole o medie dimensioni, di essere dimenticate e sovrastate da una regione di dimensioni notevoli che non può offrire loro grandi possibilità di affermazione e di sviluppo». Parma «si trova al centro della Food-Valley in virtù dei suoi prodotti alimentari unanimemente riconosciuti in tutto il mondo» e «al centro di una posizione geografica che non sbaglieremmo a definire strategica, che le può consentire una proiezione europea di grande importanza». Ma anche Parma, se non trova una sua collocazione da protagonista, «rischia di essere soverchiata da Bologna da una parte e di essere schiacciata da Milano dall'altra».
Inoltre, sempre a Parma, si sono create strutture che stanno preparando la città ducale al grande decollo: «l'aeroporto, l'Ente Fiere, il Cepim, le nuove ed importanti strutture alberghiere, il termalismo di Salso e Tabiano, una imprenditoria sempre più a livello internazionale, le varie ed importanti manifestazioni culturali ("Festival verdiano" e "Celebrazioni correggesche") fanno tutte parte del corredo della Parma del Duemila che dovrebbe essere punto di riferimento di questa nuova aggregazione». Una nuova regione di questo tipo, continua il documento, «servirebbe anche e soprattutto a togliere dal ghetto dell'emarginazione e dall'isolamento sociale, turistico ed economico, zone e altrettanti centri paesaggisticamente di prim'ordine e non serviti da alcuna rete viaria». Un'importante struttura viaria, infatti, ben studiata e ben congegnata potrebbe essere «il primo importante passo verso questa aggregazione che vuole nascere in sintonia con le attese, le ansie e le aspettative delle nuova Europa».
Per raggiungere questo scopo, il comitato promotore auspica che il problema sia attentamente vagliato dalle autorità competenti, dalle associazioni di categoria, dalle forze imprenditoriali del lavoro e dalle associazioni culturali, allo scopo di sottoporlo alle autorità di governo per un serio ed oculato esame.
«Ma per fare tutto ciò - continua il documento redatto al termine dei lavori effettuati dal Comitato promotore per la costituzione della Regione Lunezia, Passo del Lagastrello (MS), 22 luglio 1989 - è necessaria una ben precisa e determinata volontà politica che non si perda nei rivoli e nelle camarille delle varie segreterie di partito, ma si snodi in modo trasversale nell'interesse delle nostre terre al di là e al di sopra delle conventicole, degli interessi personali e di quei privilegi, che poi privilegi non sono, se non per qualche politico che a queste zone non ha mai dato nulla e non darà mai nulla».
Per questo il comitato propone di fare elaborare un programma dall'Università di Parma, «che tenga presente gli aspetti geografici, economici, culturali e sociali della proposta» e di realizzare, a tempi brevi, «un incontro alla presenza delle massime autorità dello Stato, allo scopo di concretizzare il progetto anche in considerazione degli aspetti giuridico-legali».
Il nome da dare alla nuova regione viene proposto alla fine della riunione, fuori dall'albergo del Lagastrello dove si sono svolti i lavori, quando il giudice Grassi, che è anche un poeta, propone di dare alla nuova aggregazione il nome Lunezia. Il magistrato spiega che il riferimento alla colonia romana di Luni, città scomparsa, simbolo di una regione che cerca lo sbocco verso il mare, non offende nessun capoluogo di provincia e che la finale della parola in -ezia richiama la magica Venezia ed è ricca di musicalità.
I partecipanti al convegno mai avrebbero potuto sospettare che quell'incontro potesse avere tanta eco sulla stampa e sui mezzi d'informazione. Nei giorni successivi i giornali riportano su scala nazionale la nascita di una nuova regione. Enrico Ferri, "il ministro dei 110 orari”, noto per aver ricoperto il dicastero dei lavori pubblici nel governo De Mita e per il provvedimento legislativo contro la velocità sulle strade, da la sua piena adesione al progetto promotore. Tutti i partecipanti vengono intervistati da giornalisti che analizzano i problemi della nuova regione e s'interrogano sulla validità della proposta, che deve superare tanti ostacoli e difficoltà legislative per essere istituita (tratto dal libro Lunezia - Luna editore).


Ottobre 2007 nascita ufficiale dell'Associazione
Nell'ottobre del 2007 il Comitato, dopo una riunione rifondatrice svoltasi a Pontremoli, si trasforma finalmente in Associazione culturale   denominata REGIONE LUNEZIA (già Emilia-Lunense) con l'obiettivo di promuovere la costituzione di una regione formata da territori comunali appartenenti alle attuali intere sei province di La Spezia, Parma, Massa Carrara, Reggio Emilia, Piacenza, Mantova e dai territori di Garfagnana (LU) e di Cremona (parte Sud-Est) e salvaguardare, diffondere e valorizzare il principio della unitarietà culturale, economica, sociale della futura Regione Lunezia. Come primo atto simbolico (e non solo), nel 2008 l'Associazione ha ufficializzato una richiesta scritta direttamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, alle Presidenze di Senato e Camera e alla Presidenza della Corte Costituzionale, allo scopo di sensibilzzare le istituzioni sulla riapertura del dibatto in merito alla costituzione della Regione Emilia Lunense.  

Oggi molti aderenti, donne e uomini, rappresentanti il mondo del lavoro, della cultura, della politica o semplicemente cittadini di questi territori, si sono iscritti all'Associazione che per statuto stesso (Art.4) "è aperta a tutti i cittadini, di qualsiasi sesso e condizioni, enti od associazioni (questi nella persona del loro legale rappresentante pro tempore), nel rispetto delle reciproche libertà e che, condividendone gli scopi, intendano impegnarsi per la loro realizzazione od anche solo sostenerla".

L' Assoc. Culturale “Regione Lunezia” ha sede in via Farini 37 – 43100 Parma - C.F. 92145190341


Aderire all'Associazione:

Niente di più facile e per i giovani fino a 25 anni, la quota di iscrizione è fissata a 1€ .
Per maggiori informazioni sulle modalità e le quote potete rendervi alla pagina ISCRIZIONI o eventualmente inviare un email alla nostra segreteria: INVIA UNA MAIL ALLA SEGRETERIA

L’Associazione Culturale Regione Lunezia (già Emilia-Lunense) "è una libera Associazione apartitica, apolitica, aconfessionale, aperta a tutti i cittadini di qualsiasi sesso e condizioni, nel rispetto delle reciproche libertà"  (dall' Art.2 dell'Atto Costitutivo)

Scopi: "Costituire nell’ambito della Repubblica Italiana e nell’ambito di una Europa federale la regione denominata Lunezia, costituita da territori comunali appartenenti alle attuali intere sei province di La Spezia, Parma, Massa Carrara, Reggio Emilia, Piacenza, Mantova e dai territori della Garfagnana (LU) e di Cremona (parte Sud-Est)"(
dall' Art.3 dell'Atto Costitutivo)